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 Imam Ruhullah Khomeini

La più grande lotta

 

Per liberarsi dalla prigione dell’ego e ascendere verso Dio

 

 Irfan Edizioni


 

 Titolo originale dell’opera: Jihad-e Akbar ya mubaraza ba nafs

Traduzione di Giuseppe Mahdi Aiello

Progetto grafico e copertina di Mona Rezvan Ghomi

 

Tutti i diritti riservati

© 2008 Irfan Edizioni

Via Giuseppe Parini 49

00010 Setteville di Guidonia (Roma)

www.irfanedizioni.it

info@irfanedizioni.it

ISBN: 978-88-902966-4-2

Con la collaborazione dell’Istituto culturale dell’ambasciata

della Repubblica islamica dell’Iran – Roma

Via M. Pezzè Pescolato, 9 – 00135 Roma – tel. 06 305227 – fax 06 3017341

e-mail: rome@icro.ir – http://rome.icro.ir

 


 Presentazione

     Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

      La vittoria della Rivoluzione islamica nel 1979 fu indubbiamente uno degli eventi più significativi della storia contemporanea, resa possibile grazie all’azione del movimento fondato e guidato dal-l’imam Khomeini.

     Considerando il ruolo fondamentale della Guida suprema della Rivoluzione e l’influenza da lui esercitata sul mondo contempora-neo, invitiamo gli studiosi della storia, della politica, della società e della cultura ad approfondire la conoscenza di questa Guida che, con il solo potere della propria fede e basandosi sugli insegnamenti religiosi, sull’aiuto di Dio e la volontà del popolo, ha dato vita e portato alla vittoria questa Rivoluzione.

     Quelli che conoscono la vita dell’imam Khomeini (che Dio ne ab-bia misericordia) sanno infatti che egli, prima di essere un politico, fu un maestro straordinario, un insegnante esemplare che ha potu-to, ispirandosi ai principi morali e spirituali, dedicarsi sia alla lotta contro se stesso (e superarla nel modo migliore) che alleducazione di una intera generazione, che ha assunto poi la responsabilità di portare avanti il suo movimento e la Rivoluzione.

     Analizzando le sue opere e la sua condotta si evince perfetta-mente che, secondo la sua visione, imparare e insegnare le scienze teoriche e pratiche, comprese quelle teologiche, pur con tutto il loro valore, senza accompagnarle con una educazione corretta e la ricer-ca della purezza spirituale, vuol dire diventare uno strumento al servizio dei potenti, e il risultato di ciò è il diffondersi dell’oppres-sione e della sofferenza come quelle che vediamo nel mondo globa-lizzato di oggi.

     In conclusione, bisogna dire che la visione educativa dell’imam Khomeini (che Dio ne abbia misericordia) è basata sui principi del Corano, in cui Dio Onnipotente afferma in maniera perentoria: «Ha successo invero chi la purifica, è perduto chi la corrompe» (Corano XCI, 9-10). Vuol dire che l’unica strada per perfezionare l’uomo e la società è quella della purificazione dell’anima, senza la quale si avranno solo smarrimento esistenziale, disperazione, crisi e ingiu-stizie sociali.

     Il presente libro, dal titolo La più grande lotta (o lotta contro se stessi) raccoglie dunque una parte degli insegnamenti etici e degli orientamenti educativi dell’imam Khomeini, che lui stesso praticò e coltivò per tutta la sua vita.

     L’Istituto Culturale dellAmbasciata della Repubblica Islamica dellIran a Roma ha quindi lonore di presentare questo libro nel di-ciannovesimo anniversario della sua scomparsa, con l’augurio che i lettori italiani possano conoscere e apprezzare alcuni dei suoi pen-sieri sull’etica e l’educazione .

     Desidero infine ringraziare il traduttore del libro, il dott. Giusep-pe Mahdi Aiello, e l’Istituto per la Compilazione e la Pubblicazione delle Opere dellimam Khomeini, che ce ne ha consentito la tradu-zione e la pubblicazione.

 

Ali Reza Esmaeili

Direttore dellIstituto Culturale dellAmbasciata

della Repubblica Islamica dellIran - Roma

 


Prefazione

        Col nome d’Iddio, il Clemente, il Misericordioso

     Il presente testo dell’imam Khomeini raccoglie una serie di lezioni tenu-te alla hawza (scuola religiosa) di Najaf durante il primo periodo del suo esilio dall’Iran. Di conseguenza gli interlocutori sono studenti di teologia e giurisprudenza islamica, e non musulmani ordinari. È anche per questo motivo che il tono critico usato dall’imam viene alquanto accentuato es-sendo, in questo modo, perfettamente consono alla propria sfera d’ascolto.

     In genere gli studenti delle hawzat, specie a Najaf e a Qom, osservano uno stile di vita molto semplice e si dedicano totalmente, anima e corpo, al-lo studio e all’ottenimento della conoscenza. Sin dal momento in cui termi-nano la preghiera del primo mattino, essi si riuniscono per la mubahatha: una sessione critica formata da due o tre studenti inerente le lezioni segui-te il giorno precedente. Di seguito inizia la vera e propria giornata di stu-dio delle materie di specializzazione, spesso anticipata da una lezione gene-rale sui contenuti del Corano e delle tradizioni del Profeta dell’Islam e del-la sua immacolata famiglia. Dopo la breve pausa pomeridiana, la quale molte volte implica un’altra mubahatha tra gli studenti, giunge il mo-mento dei corsi corollari, ma non per questo meno importanti, o delle lezio-ni private. La sera lo studente, al fine di preservare ciò che ha fino ad allora appreso, si dedica all’insegnamento per altri studenti oppure partecipa alle lezioni di altri sapienti. Questi poi, a fine giornata, dovrà preparare il ma-teriale di studio per il giorno seguente. È in un tale contesto che l’imam Khomeini ricorda ai suoi studenti l’importanza della coltivazione dell’eti-ca, facilmente trascurabile in date circostanze se non se ne viene regolar-mente rammentati. Proprio da qui nasce l’importanza delle lezioni di etica nelle hawzat, le quali formano sin dal primo momento di apprendimento la costituzione interiore del futuro alim (sapiente religioso) che un giorno dovrà guidare la comunità religiosa.        

     Nonostante questo, dopo un’attenta analisi delle parole dell’imam, si nota occasionalmente la ripetizione di un invito generale a «essere uomi-ni». Ciò può sembrare sbalorditivo per una persona impegnata nell’ap-prendimento di un mestiere o nell’ottenimento di una certa facoltà - voglia essa diventare un medico, un avvocato, un ingegnere - e quindi anche per un aspirante alim. Nonostante gli innumerevoli sforzi compiuti dall’esse-re umano in ogni campo - filosofico, pratico o scientifico che sia – questi non è stato, in maniera indipendente, in grado di fornire una definizione universale del concetto di umanità. Questo è il semplice ma enigmatico problema sollevato dall’imam Khomeini in uno dei luoghi ove il contatto con la scienza e la conoscenza è all’ordine del giorno.

     È certamente vero che un alim possiede responsabilità ben più grandi di quelle degli altri credenti, e che le sue parole e il suo comportamento hanno un effetto diretto sulla percezione che gli individui hanno dell’Is-lam. Comunque, se volessimo considerare il ruolo dei musulmani in Occi-dente, o in una qualsiasi società non islamica, si dovrebbe partire da altri presupposti. Infatti tutte quelle responsabilità che nelle società islamiche ricadono solitamente sugli ulama (sapienti religiosi), in Occidente ricado-no spesso sul singolo musulmano, perché è a questi che vengono poste le domande sull’Islam, ed è in base al suo comportamento che dipende la pre-sentazione di questa nobile religione.

     Con quanto detto non si vuol certo sminuire l’importanza del ruolo che hanno avuto, e hanno, i musulmani nei paesi islamici, poiché è proprio grazie al loro contributo che l’Islam, nel corso dei secoli, è stato preservato ed è stato grazie al sostegno popolare di tutte le grandi popolazioni e civiltà islamiche che il mondo, in ogni luogo, ha visto fiorire scienza e cultura co-me mai, altrove, sia stato testimoniato, a discapito di tutte le varie teorie e accuse incarnanti tattiche politiche islamofobiche con le quali ormai siamo stati ben troppo abituati a coesistere. In ogni caso l’enfasi che può venir ri-posta nei confronti dei veri musulmani in Occidente, che li rende un feno-meno unico e senza precedenti, è proprio quella di essere la vera autorevole manifestazione degli insegnamenti islamici negli occhi dei loro concittadi-ni e connazionali. Tale è il fenomeno più moderno, ma più difficile, della nostra epoca: vivere con gioia e onore la propria religione in mezzo a ca-lunnie e ostilità.

     Alla luce di quanto detto, le esortazioni dell’imam Khomeini possono essere comprese in accordo a una prospettiva totalmente nuova che, se ap-plicata correttamente, riesce nel fatidico intento di «far diventare uomini».

     Al fine di raggiungere questo grande obiettivo, l’imam Khomeini ricor-da lo scopo per cui, in accordo alla visione islamica, vennero inviati i pro-feti, ossia affinché venga raggiunto il perfezionamento etico dell’umanità. Non si tratta di fama, dominio, avidità, lusso o altro che vi assomigli. A tal riguardo la contemplazione del sé e l’introspezione dell’anima divengono ingredienti essenziali di questo cammino che al giorno d’oggi può benissi-mo essere considerato come “controcorrente”. Inoltre è interessante notare che dal presente discorso, concernente prevalentemente tematiche morali ed etiche, traspare, in maniera più o meno velata, la nota inclinazione del-l’imam Khomeini per le materie gnostiche. Da ciò ne consegue che il testo non sia soltanto una serie di esortazioni alle virtù dell’uomo e di condanne dei suoi vizi, ma si riferisca anche all’anima, la quale si muove verso Iddio acquistando tutte quelle virtù corrispondenti agli eccelsi Attributi divini. Un tale raggiungimento è la sublime vittoria della più grande lotta.

     È con la viva speranza di voler fare realmente un passo verso una feli-cità perpetua, rompere il muro dell’incomprensione e divenire dei veri uo-mini d’Iddio che mi auguro vengano lette le seguenti pagine.           

 

Damiano ‘Abbas Di Palma

Hawza Illmiyya - Londra

Presidente Associazione islamica “Imam Mahdi (aj)” - Roma

www.islamshia.org

  


 

La più grande lotta

 

 Capitolo primo

 Raccomandazioni per gli allievi delle hawzat

  

      Ancora un altro anno delle nostre vite è trascorso. Voi giovani state avanzando verso la tarda età, e noi anziani verso la morte. Du-rante questo anno accademico siete divenuti consapevoli del grado del vostro apprendimento e del vostro studio. Sapete quanto avete acquisito e quanto alto l’edificio della vostra educazione è stato in-nalzato. A ogni modo, rispetto al raffinamento della virtù, all’acqui-sizione di modi religiosi, al divino insegnamento e alla purificazio-ne dell’anima, cosa avete fatto? Quali passi in avanti avete fatto? Avete avuto qualche pensiero sul raffinamento di sé stessi o sull’au-toriforma? Avete seguito qualche programma in questo campo? Sfortunatamente devo far presente che non avete fatto alcun pro-gresso, e che rispetto alla formazione e al perfezionamento del sé non avete fatto nessun grande passo.

     Simultaneamente allo studio delle dottrine scolastiche, le hawzat[1] necessitano dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’etica e della spiritualità. È necessario avere delle guide morali, dei maestri delle potenzialità spirituali, e delle sessioni dedicate ai consigli e al-le consulenze. Programmi di etica e formazione morale, corsi sul comportamento e il raffinamento e un’istruzione dedicata all’inse-gnamento divino, che sono il principale scopo della missione dei profeti, pace su di loro, devono essere ufficialmente istituiti all’in-terno delle hawzat. Sfortunatamente nei centri di insegnamento è stata posta scarsa attenzione a questi temi essenziali. Gli studi spiri-tuali sono in declino, cosicché in futuro le hawzat non saranno più in grado di formare studiosi di etica, raffinati e brillanti consiglieri, o uomini divini.

     L’occupazione in discussioni e analisi dei problemi elementari non fornisce l’opportunità di affrontare i temi basilari e fondamen-tali che sono sostenuti nel Nobile Corano e dal grande Profeta, da-gli altri profeti e dagli imam (awliya), pace su di loro. I grandi giure-consulti e i professori dei più alti ranghi, che sono degni di nota nella comunità accademica, devono cercare al meglio, nel corso del-le loro lezioni e discussioni, di formare e raffinare le persone ed es-sere più interessati ai temi etici e spirituali. Per gli allievi della haw-za è necessario anche che, nel loro sforzo di acquisire erudizione e raffinamento dell’anima, essi diano sufficiente peso ai loro impor-tanti doveri e alle loro pesanti responsabilità.   

     Voi che oggi state studiando in queste hawzat, e che domani as-sumerete la responsabilità della guida e della condotta della società, non pensiate che il vostro unico dovere sia quello di insegnare una manciata di termini, perché voi avete anche altri doveri. In queste hawzat voi dovete costruire e condurre voi stessi in modo tale che, quando andrete in una città o in un villaggio, sarete in grado di gui-darvi le persone e insegnare loro il raffinamento. Ci si aspetta che quando voi lascerete il centro dello studio della legge religiosa, voi stessi sarete raffinati ed educati, cosicché sarete capaci di educare le persone e guidarle secondo i comportamenti e i precetti etici islami-ci. Se, Dio non voglia, voi non doveste realizzare gli ideali spirituali, allora – Dio ci protegga – ovunque voi andrete, le persone si perver-tiranno, e voi darete loro una bassa immagine dell’Islam e dei suoi ulama.

    Voi avete una pesante responsabilità. Se non fate il vostro dovere all’interno delle hawzat, se non pianificate il vostro raffinamento, e se perseguite meramente l’apprendimento di alcuni termini e argo-menti di legge e diritto, allora Dio ci protegga dal danno che potrete causare in futuro all’Islam e alla società islamica. È possibile, Dio possa proteggerci, che voi pervertiate e sviate le persone. Se a causa delle vostre azioni, dei vostri atti e di un comportamento ingiusto, una persona perde la sua strada e abbandona l’Islam, voi sarete re-sponsabili del più grande dei peccati maggiori, e sarà difficile che il vostro pentimento possa essere accettato. Allo stesso modo, se una persona trova la guida, allora stando a una tradizione ciò «è meglio di tutto ciò che il sole illumina».[2] La vostra responsabilità è molto pesante. Voi avete ulteriori doveri rispetto a quelli degli altri cre-denti. Quante cose sono permissibili per un semplice credente che a voi non è permesso, e possono essere forse proibite! Le persone non si aspettano che voi facciate molti degli atti leciti, o che non diciate niente di volgari atti illeciti, per cui se voi li commettesse, Dio non voglia, le persone si formerebbero una cattiva opinione dell’Islam e della comunità degli ulama.

 

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