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La società iraniana

L’iraniana è una delle popolazioni più giovani, e quindi più vive e aperte al futuro, di tutta l’Asia, e probabilmente del mondo; nel contempo, la sua è una delle società più varie e composite, sotto il profilo della diversità delle etnie che vi coesistono pacificamente.

Secondo i dati del censimento condotto nel 1996 (gli ultimi a noi disponibili), la popolazione totale dell’Iran consta di 60.055.488 persone - ma stime credibili indicano che a partire dal 1999 si sono superati i 60 milioni - di cui il 49,2% donne. Il Paese ha dimezzato il suo tasso di incremento demografico passando, dal 3,2% registrato nel 1987, all’ 1,96% l’anno, e il numero delle nascite, che ancora nel 1989 era di circa 42,4 per mille, è sceso al 23 per mille nel 1996.

Uno dei tassi più alti di incremento fra le diverse fasce d’età della popolazione riguarda i bambini sotto i cinque anni, che ne costituiscono il 10,26%; il più alto è perٍ quello relativo alla fascia di età fra i 10 e i 14 anni, che nel decennio 1986-1996 si è accresciuta del 15,3%, L’età media della popolazione nel 1996 è stata calcolata a 19 anni e mezzo; la percentuale di persone di età inferiore ai 15 anni si è attestata sul 39%. Sul totale della popolazione, 32 milioni avevano nel 1996 un’età inferiore ai 20 anni, e complessivamente 37 milioni non avevano ancora compiuto il 24° anno; nel 1998, erano 20 milioni i giovani tra gli 11 e i 24 anni di età.

Città e campagne [TOP]
In Iran esistono circa 700 città e migliaia di villaggi. Sul totale della popolazione, la percentuale urbanizzata è passata dal 47,03% del 1977 al 54,3% del 1986, per salire nel 1996 al 61,2% (pari a 36,788.078 persone), a causa della crescente tendenza all’inurbamento, con l’immigrazione dalle aree rurali, la trasformazione di paesi di medie dimensioni in vere e proprie cittadine (le 496 città del 1988 sono ora diventate 614, di cui circa 200 di grandi dimensioni), l’assorbimento di villaggi e frazioni nei centri urbani e la formazione di nuove comunità urbane.

Delle 27 province (ostan: il termine in realtà indica entità territoriali comparabili a quelle che in Italia sono definite “regioni”) in cui è suddiviso il territorio dell’Iran, quella di Teheran è la più popolata: la sola metropoli conta più di 15 milioni di abitanti (18, secondo altre stime); seguono il Khorassan, l’Azarbaydjan Orientale, il Khuzestan, il Mazandaran e il Gilan.

Gruppi nazionali ed etnici [TOP]
L’etnia iraniana maggioritaria discende dalle antichissime tribù degli Arii, di cui si tratta nella pagina di Storia di questo sito. La gente Fars, cioè i Persiani propriamente detti, una minoranza dei quali si trova anche nella Repubblica del Tajikestan, popola quasi tutto l’Iran, concentrandosi in particolare nelle province di Teheran, Isfahan, Fars, Khorassan, Kerman e Yazd. Le minoranze etniche più estese, stanziali, sono i Curdi, i Turchi e gli Arabi iraniani, cui si aggiungono i Baluchi. Esistono inoltre etnie e tribù nomadi o ex nomadi, per un totale di circa due milioni di persone. La maggior
parte di queste tribù discendono dalle popolazioni che avevano invaso il Paese nel primo millennio a.C., provenendo dall’Asia Centrale. La maggior parte delle popolazioni dell’Iran centrale sono di discendenza Aria, mentre altre, quali gli Arabi del Khuzestan e del Khorassan, i Turchi di Quchan, le tribù Qashqai, gli Shahsavan e le tribù Afshar dell’ Azarbaydjan, i Turcomanni, discendono da popoli che hanno invaso l’Iran in periodi diversi. Va detto perٍ che, nonostante le numerose ricerche, gli studiosi non sono unanimi riguardo a varie questioni relative alla storia e all’ antropologia di questi gruppi.

Esistono molte suddivisioni e ramificazioni per ciascuna delle etnie principali, oltre a decine di tribù di minore entità, ma l’alto grado di integrazione sociale, politica ed economica, garantito tra l’altro dalla Costituzione (cfr. la pagina di Politica), consente una convivenza assolutamente priva di conflitti o attriti.

Le minoranze etniche stanziali [TOP]
I Curdi, che probabilmente discendono dagli antichi Medi, risiedono nelle regioni montagnose dell’Iran occidentale, in un vasto territorio che si estende dal confine più settentrionale dell’Azarbaydjan alle calde pianure del Khuzestan. I Curdi, circa un milione e mezzo di persone, si suddividono in numerose tribù, che è possibile classificare in alcune ramificazioni principali: a) i Curdi settentrionali di Maku e dell’Azarbaydjan nord-occidentale; b) i Curdi Mahabad, che vivono nell’area tra il lago Urumiyeh e le montagne del Curdistan vero e proprio; c) i Curdi di Sanandaj; d) i Curdi di Kermanshah, dai monti Zagros fino alla pianura del Khuzestan. Tra i numerosi clan, i più rilevanti sono i Mokri, nel nord del Curdistan, i Bani-Ardalan nel sud (Sanandaj), gli Jaaf ancora più a sud e i Kalhor nel Curdistan più meridionale, al confine con il Kermanshahan.

Nel 1600, il re safavide Shah Abbas costrinse molte tribù curde a stabilirsi nel nord della regione del Khorassan, a Quchan e Bojnurd. La lotta dei Curdi per l’autodeterminazione e l’indipendenza risale al XIX secolo, quando erano sottomessi agli Ottomani. Fino al 1914, la popolazione Curda era divisa tra l’Iran, la Russia e l’impero Ottomano. Un trattato siglato da Unione Sovietica e Turchia nel 1921 annetté all’impero Ottomano anche le regioni del Caucaso abitate dai Curdi. Più tardi, una parte del Curdistan fu posta sotto il dominio dell’Iraq e della Siria, mentre la regione di Mosul venne annessa all’Iran. Nel 1946 venne fondata nel Curdistan iraniano la Repubblica Popolare del Curdistan, guidata da Qazi Mohammad, con Mahabad come capitale. Ma l’esercito iraniano (cfr. la pagina di Storia) la distrusse quando l’Armata Rossa lasciٍ il Paese, in quello stesso anno.

Sempre nell’Iran occidentale, nella regione del Lorestan, vivono i Lori, che sotto il profilo storico sembrano della stessa origine etnica dei Curdi. I Lori si suddividono in quattro gruppi principali: i Bala Garideh, i Delfan, i Selsseleh e i Tartan. I primi sono i Lori “puri”, a loro volta suddivisi in importanti tribù quali i Dirakvand, gli Janaki, gli Amaleh, i Sagvand e altre. I Lori sono per la maggior parte agricoltori e allevatori.

I Turchi sono il più grande gruppo etnico di lingua non-Farsi residente in Iran, ma le stime sulla consistenza di questa popolazione variano - secondo le fonti nazionaliste turche sarebbero 14 milioni. Riguardo alle origine dei Turchi iraniani, esistono due scuole di pensiero. La prima sostiene che essi siano i discendenti dei Turchi che erano immigrati in Iran nei secoli VII e XI, o avevano invaso a più riprese alcune parti dell’Iran. La seconda ritiene invece che essi siano i discendenti di antiche popolazioni persiane cui gli invasori abbiano imposto la propria lingua attraverso i secoli. I Turchi iraniani vivono soprattutto nel nord-ovest dell’Iran, nelle regioni dell’Azarbaydjian Orientale e Occidentale (Tabriz e Urumieh ne sono i rispettivi capoluoghi), nella regione di Zanjan fino a Qazvin, in Hamedan e dintorni, in Teheran, nell’hinterland di Qom e Saveh, nella regione del Khorassan, e a piccoli gruppi o famiglie in molte altre parti dell’Iran.
La storia dei Turchi iraniani è segnata dalle lotte per i diritti nazionali. Nel 1944, un gruppo di nazionalisti di sinistra, sfruttando la presenza dell’Armata Rossa sovietica (cfr. Storia), fondٍ il Partito Democratico dell’Azarbaydjan e un governo autonomo nell’Azarbaydjan iraniano, eliminato nel dicembre 1946 dall’esercito iraniano.

I Turcomanni, minoranza etnica di lingua turca (circa un milione di persone), vivono nel Sahra turcomanno e nelle fertili pianure del Gorgan, ai confini con il Turkmenistan, tra il fiume Atrak, il Mar Caspio, i monti Quchan e il fiume Gorgan; le loro città più importanti sono Gonbad Kavus, Bandar Turkman, Aq-Qala e Gomishan. Discendenti dei Turchi dell’Asia Centrale, si stabilirono in Iran nel 550 d.C., ma cominciarono ad organizzarsi in tribù solo dal 750 d.C. Nel 1885 vennero divisi tra Iran, Russia e Afghanistan, ma la loro è una storia di ribellioni. Una di queste, tra le più significative, venne repressa nel sangue dal primo re Pahlavi, Reza, che inferse un colpo mortale alla loro cultura nazionale. Le tribù principali dei Turcomanni iraniani sono i Kuklani e gli Yamoti; i primi, che vivono nel Sahra, sono divisi in sei ramificazioni; i secondi in due grandi clan, gli Atabai e gli Jaafarbai.

Per quanto riguarda gli Arabi in Iran, alcuni storici ritengono che le prime tribù arabe migrarono nel Khuzestan, in quella parte sud-occidentale del Paese dove ancora vivono, nei primi secoli d.C., provenendo probabilmente dalla Penisola Arabica. Oggi le tribù arabe-iraniane sono sparse in un’area che si estende dall’Arvand Rud e dal Golfo Persico, a sud, fino a Susa a nord. La tribù più importante è la Bani-Kaab, i cui numerosi clan abitano l’isola Minou, Khorramshahr, Shadegan su entrambe le rive del fiume Karoun, fino ad Ahwaz. La Casata della Gente Kassir abita Ahwaz e la zona tra il fiume Dezful e il fiume Shushtar. Altre tribù sono i Bani-Lam, i Bani-Saleh, i Bani-Torof, i Bani-Tamim, i Bani-Marvan, gli Al-Khamiss, i Bavi e i Kenan, Non esistono dati precisi sulla loro consistenza numerica, anche a causa dell’intensa migrazione di queste popolazioni dal Khuzestan verso altre parti dell’Iran a seguito dell’invasione irachena del 1980, ma sulla base del censimento del 1976 si calcola che gli Arabi iraniani siano tra i trecentomila e il mezzo milione di persone.

I Baluchi vivono nel Baluchistan, una regione arida nella parte sud-orientale dell’altopiano iranico, tra il deserto di Barman e i monti di Bam e Beshagard, fino al confine occidentale del Pakistan. In effetti, il Baluchistan è diviso tra Iran e Pakistan, e gli attriti tra i due Paesi riguardo all’appartenenza dei territori sono stati risolti con un accordo nel 1959. Le città più importanti del Baluchistan iraniano, che resta comunque uno dei territori più arretrati del Paese, sono Zahedan e Zabol. Storicamente, i Baluchi si erano rifugiati a Makran, provenendo da Kerman, per sfuggire ai Selgiuchidi nel secolo XI; a quel tempo erano nomadi e organizzati in un sistema tribale. Ancor oggi essi si dividono in numerosi clan, i più importanti dei quali sono i Baveri, i Balideh, i Bozorgzadeh, i Riggi. Alcune tribù (Sarbandi, Shahraki, Sargazi e altre) dell’area del Sistan, che con il Baluchistan costituisce una regione unica, sono considerate baluche, ma parlano Sistano.

Esistono poi le minoranze degli Ebrei, degli Armeni e degli Assiri, significative soprattutto sotto il profilo della religione.

Le minoranze nomadi [TOP]
I nomadi che vivono in Iran sono in generale allevatori di bestiame, ma integrano questa semplice economia con attività collaterali agricole e con l’artigianato. Sono tutti organizzati in strutture tribali, e ciascuna tribù ha un proprio territorio, oltre che una propria specifica organizzazione amministrativa e sociale; le tribù sono in tutto 96, ma esistono anche 547 clan indipendenti. Solo le regioni del Curdistan e di Yazd non hanno tribù nomadi sul proprio territorio; le regioni di Kerman e Hormuzgan ne hanno il numero maggiore (28), ma il maggior numero di clan (295) vive nel Sistan -Baluchistan e nel Khorassan. Le tribù nomadi hanno numerose origini etniche: Turchi, Turcomanni, Persiani, Curdi, Lori, Arabi e Baluchi.

I cambiamenti nelle strutture economiche, politiche e sociali verificatisi nel XX secolo hanno prodotto notevoli sviluppi nei sistemi tribali. In particolare, due fattori hanno causato mutamenti in campo economico: gli scambi con le comunità stanziali urbane e rurali, e le cosiddette riforme agrarie imposte dallo shah negli anni Sessanta e Settanta, che hanno minato e disgregato l’organizzazione delle unità produttive. In effetti, già negli anni Venti e Trenta Reza shah aveva voluto forzare le tribù nomadi ad abbandonare il nomadismo, perché esse erano già state una fonte di opposizione al governo centrale e le si sarebbe potute controllare meglio se fossero divenute stanziali; ma ogni sforzo in questo senso fu inutile, soprattutto perché le misure coattive non vennero mai accompagnate da iniziative tese al sostentamento delle popolazioni. La Repubblica Islamica ha invece sempre cercato di difendere i caratteri tipici queste etnie, soprattutto per due ragioni: il ruolo importante che esse svolgono nell’allevamento e nella produzione di carni, e i problemi politici che la loro stanzializzazione forzata potrebbe generare. Ciٍ nonostante, le difficoltà del nomadismo, i problemi burocratici relativi alla proprietà delle terre, e il continuo rincaro delle merci e degli attrezzi necessari al nomadismo stesso hanno avviato una certa tendenza ad una stanzializzazione spontanea. Tra il 1974 e il 1985 sono diventate stanziali quasi centomila famiglie nomadi, di cui i nove decimi hanno scelto di risiedere in centri urbani.

Tra i nomadi, la tribù di lingua turca dei Qashqai è la più importante nell’Iran meridionale: il loro territorio si estende da Abadeh e Shahreza nella regione di Isfahan alla costa del Golfo Persico. Sono divisi in numerosi clan, i più rilevanti dei quali sono i Kashkuli, gli Shish Blocki, i Farsi Madan, i Safi Khani, i Rahimi, i Bayat, i Darreh Shuyi. Si pensa che discendano tutti dal clan turco dei Khalaj, che viveva tra l’India e il Sistan iraniano e in seguito migrٍ verso l’Iran centrale e meridionale.

I Bakhtiari vivono nella regione montagnosa tra il Chaharmahal, il Fars, il Khuzestan e il Lorestan. Si dividono in due ramificazioni: la Haft Gang e la Chahar Gang. La prima consiste di 55 clan, la seconda di 24 (i clan possono essere composti sia di Arabi sia di Lori). Esistono idee diverse circa la loro origine; si pensa comunque che discendano da nuclei curdi. L’abbigliamento dei Bakhtiari, caratterizzato dai larghissimi pantaloni, dal cappello rotondo e da una corta tunica, ricorda ancora l’epoca degli Arsacidi, o Parti (cfr. la pagina di Storia). I capi Bakhtiari hanno esercitato rilevante influenza sugli sviluppi politici sin dall’epoca Safavide; alcuni di essi aiutarono i rivoluzionar costituzionalisti a conquistare Teheran, quando il re Qajar Mohammad Ali Shah sospese il Parlamento e la Costituzione (1907).

Fra le altre tribù nomadi, si devono ricordare gli Afshar e i Shahsavan, di etnia afghana, che d’estate vivono sulle pendici del monte Salaban mentre d’inverno si spostano verso la costa del Caspio; e i Guilaki, che parlano un dialetto persiano puro e vivono nelle regioni marittime.

Religione nazionale e minoranze religiose [TOP]
La religione ufficiale dell’Iran è l’Islam di scuola Sciita Giafarita Imamita (Art. 12 della Costituzione; per la storia dello Sciismo cfr. la pagina di Storia). Le altre scuole islamiche, quali la Hanafita, la Shafi’ita, la Malekita, la Hanbalita e la Zaidita sono considerate con assoluto rispetto, e i loro seguaci sono totalmente liberi di professare, insegnare e compiere gli atti di culto previsti dai rispettivi Canoni, e nel rispetto della loro giurisprudenza religiosa i loro contratti giuridici privati (compresi il matrimonio, il divorzio, l’eredità, il testamento) e le controversie relative hanno riconoscimento di legge nei tribunali. In ogni regione in cui i seguaci di queste scuole costituiscono la maggioranza, i regolamenti locali, nei limiti di potere dei Consigli, vengono conformati alle rispettive prescrizioni, nella salvaguardia dei diritti dei seguaci di altre scuole.

Gli Zoroastriani, gli Ebrei e i Cristiani sono le sole minoranze religiose riconosciute (Art. 13 della Costituzione), ed entro i limiti della legge sono liberi di compiere i propri riti e cerimonie religiose, e nei contratti giuridici privati e nell’ insegnamento religioso sono liberi di operare secondo le proprie norme. Nel Parlamento (Art. 64 della Costituzione) gli Zoroastriani e gli Ebrei eleggono rispettivamente un Rappresentante; i Cristiani Assiri e i Cristiani Caldei eleggono un solo Rappresentante comune; i Cristiani Armeni eleggono un Rappresentante per il Nord ed uno per il Sud. Al termine di ciascun decennio queste minoranze religiose, in caso di aumento delle rispettive popolazioni, eleggono un ulteriore Rappresentante ogni centocinquantamila persone aggiunte. All’insediamento di ogni nuovo Parlamento (Art. 67 della Costituzione) i Rappresentanti delle minoranze religiose prestano giuramento sui loro rispettivi Libri sacri.

Sebbene quasi il 90 per cento della popolazione iraniana sia shi’ita, alla varietà delle etnie si accompagna una pluralità di confessioni, in un clima di grandissima tolleranza e reciproca accettazione di cui le norme costituzionali citate sono la prima espressione politica: chiese e templi, appartenenti alle maggiori religioni del mondo, funzionano liberamente, e le moschee possono essere visitate anche dai non-Musulmani.

La maggior parte dei Curdi iraniani sono Musulmani sunniti di scuola shafe’ita; altri sono seguaci delle confessioni Yazida e Ahle-e Haq, ma anche le correnti Qaderi e Naqshbandi del Sufismo sono comuni in alcune parti del Curdistan iraniano, specialmente nel suo territorio meridionale.

La maggioranza dei Turcomanni iraniani segue la scuola sunnita degli Hanafiti; altri appartengono al Sufismo Naqshbandi.

Attorno alla tomba di Ester, in Hamadan, vive una colonia ebraica stabilitasi nella zona dai tempi della liberazione da Babilonia, ma gli Ebrei iraniani vivono in tutte le maggiori città del Paese, dove sorgono in totale circa 30 sinagoghe, ed hanno conservato la propria identità etnica, linguistica e religiosa.

Gli Zoroastriani, che praticano l’antichissima fede dell’Avesta e di Zarathustra, vivono soprattutto nell’area tra Yazd e Kerman, dove sorgono numerose “Torri del silenzio”.

La comunità Cristiana, soprattutto di rito Georgiano, costituisce lo 0,7 per cento della popolazione. Gli Armeni, circa duecentomila, vivono in Iran da 400 anni, cioè da quando (prima parte del secolo XVII) il re safavide Abbas Shah costrinse trecentomila di loro a trasferirsi nel Paese dall’Armenia per ragioni economiche e politiche. Vennero insediati nell’area di Jolfa, nei pressi di Isfahan, e nella regione del Gilan. Più tardi, essi si spostarono a Teheran, nel Mazandaran e altrove. L’Episcopato armeno e due deputati armeni al Parlamento sono i rappresentanti ufficiali della comunità; a Teheran si pubblica il suo quotidiano, Alik. La comunità degli Assiri è uno dei più antichi gruppi etnici presenti in Iran; sono rappresentati in Parlamento da un deputato ed hanno proprie chiese ed associazioni, come pure proprie pubblicazioni editoriali. Gli Armeni hanno circa 40 scuole, di cui otto Superiori; come gli Assiri, praticano liberamente la loro fede religiosa in numerose chiese, e possono associarsi liberamente. Le chiese armene e il monastero-fortezza di san Taddeo, nell’Azarbaydjan settentrionale, sono meta di migliaia di pellegrini cristiani.

Lingua, scrittura, calendario [TOP]
La lingua ufficiale dell’Iran è il Farsi. Il Farsi, o neopersiano, appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, ramo “shatam”, gruppo indoiranico (il ramo “shatam”, che comprende l’indoiranico, lo slavo, l’armeno e il lettone-lituano, è cosى chiamato dalla parola sanscrita shatam, che significa “cento”, perché risponde con il suono “sh” al suono “k” delle altre lingue indoeuropee, quali il greco, il latino, il germanico, il celtico e il tocario: per esempio al termine latino “octo”, cioè “otto”, corrisponde il persiano “hasht”).

Il Farsi si è formato come lingua autonoma circa mille anni fa, e nonostante l’evoluzione subita nel corso dei secoli la lingua in uso oggi è “sostanzialmente la medesima di quella dei grandi capolavori dell’età aurea” (cfr. Giovanni M.D’ Erme, Grammatica del Neo-persiano, Napoli 1979). Il medio-persiano, o parsik, lingua dell’età Sassanide (III-VII secolo d.C.), costituisce il “ponte” fra l’antico persiano usato nelle iscrizioni cuneiformi dell’era Achemenide (Vl-IV secolo a.C., a loro volta precedute dal proto-indoiranico) ed il neo-persiano.

Per la scrittura, il Farsi utilizza l’alfabeto arabo, che scorre da destra a sinistra, con l’aggiunta di quattro lettere, ma la sua costruzione grammaticale e sintattica è di tipo indoeuropeo. Il Farsi ha ricevuto massicci prestiti lessicali in primo luogo dall’Arabo, ma anche dal Francese, dal Tedesco e dall’Inglese - soprattutto in questo secolo, e soprattutto per i nomi di oggetti o concetti “moderni” trasmessi dall’Occidente alla cultura persiana. Tuttavia, nel secondo decennio dalla Rivoluzione si è avviata nel Paese un’opera di progressiva sostituzione dei termini arabi ed europei con termini ripresi dal Farsi codificato dai grandi autori classici, direttamente oppure con la giustapposizione di coppie di sostantivi, aggettivi o avverbi Farsi cosى da poter denominare anche ciٍ che nei secoli passati non esisteva. La giustapposizione è uno dei tre metodi classici con cui il Farsi crea le parole, e come si puٍ intuire la sua estrema flessibilità consente di superare spesso i confini del “vocabolario” classico, com’è tipico degli scrittori persiani contemporanei. I nuovi termini si sono per lo più diffusi grazie alla loro adozione spontanea da parte di scrittori, giornalisti e intellettuali in genere, ed anche tramite un apposito programma televisivo settimanale, nel corso del quale la popolazione viene invitata a proporre le innovazioni che ritiene più efficaci.

Il 14,9 per cento della popolazione dell’Iran non parla Farsi – nelle aree rurali la percentuale sale al 23,5, scendendo al 7,6 nelle aree urbane.

I Curdi parlano l’antica lingua persiana (indoeuropea) o dell’Iran nord-occidentale; i due dialetti Gurani (Curdi meridionali) e Zaza (Curdi occidentali) sono perٍ molto diversi dal Kormanji (Curdo puro). I dialetti parlati a Sanandaj, Kermanshahan e Suleymanieh (Iraq) sono varianti del Kormandji.

Il Turco parlato in Iran dalle popolazioni di etnia turca è associato con il Turco parlato nel Caucaso, ma ha subito evoluzioni diverse nelle differenti regioni. Il dialetto parlato in entrambe le regioni iraniane chiamate Azarbaydjian è l’ Oghoz (uguale alla lingua della Repubblica dell’Azarbaydjian); la popolazione di lingua Oghoz si divide in due gruppi, settentrionale e meridionale, a seconda dell’accento; tra i Turchi iraniani prevale l’accento di tipo meridionale, influenzato dal Farsi. La minoranza etnica dei Turcomanni parla il Turco con l’accento Oghoz orientale, lo stesso che si parla nel Turkmenistan.Gli Arabi iraniani parlano l’Arabo delle origini.

I Baluchi parlano il Baluchi, lingua dell’Iran occidentale di famiglia indoeuropea influenzata dai dialetti dell’Iran orientale.
Il Sistano è un dialetto persiano quasi del tutto obsoleto.

Il calendario persiano inizia all’incirca il 21 marzo di ogni anno (con il Nowruz) per terminare il 20 marzo successivo; è di tipo solare, perché fissa l’inizio dell’anno esattamente in corrispondenza dell’equinozio di primavera. L’istante preciso in cui si verifica il cambio dell’anno viene dunque calcolato in base al calendario solare dell’Egira (da pronunciarsi con l’accento sulla E), cioè dal viaggio del Profeta Mohammad avvenuto giovedى 26 settembre (mese di Safar nel calendario lunare) deI 622 d.C., tredici anni dopo l’inizio dello sua predicazione. Infatti la reazione degli Arabi del tempo, in special modo di coloro che abitavano la città di Mekkah, all’annuncio mohammadiano era stata ostile, anche perché la fede che vi era divulgata metteva in discussione vari interessi economico-politici delle tribù locali; e una serie di persecuzioni anche molto sanguinose aveva colpito i seguaci di Mohammad. Ciٍ nonostante, il messaggio islamico andava diffondendosi; di conseguenza i notabili meccani decisero di uccidere Mohammad. Ma i quaranta sicari incaricati di assalire la sua casa non ve lo trovarono: durante la notte, il Profeta era partito obbedendo ad una premonizione divina. Come destinazione, Mohammad scelse la città di Yathrib, i cui notabili qualche tempo prima, durante un incontro, gli avevano manifestato la propria disponibilità ad accettare la sua guida nel caso egli si fosse recato presso di loro. Da quel momento Yathrib fu governata secondo la Legge islamica e cambiٍ nome: si chiamٍ Medina, cioè “città” per antonomasia, dall’arabo Madinat ar-Rasul, “Città del Profeta”.

Il termine “égira” viene comunemente tradotto con “fuga”; in realtà sarebbe più corretto dal punto di vista linguistico usare il termine “emigrazione”, tenendo presente inoltre che dalla parola araba hidjra sono espressi diversi concetti: “allontanamento”, “emigrazione” appunto ma anche “rescissione dei legami tribali”, idea che bene spiega la dimensione allargata che avevano ormai assunto la predicazione e la leadership di Mohammad.

La differenza oraria fra l’Italia e l’Iran è di due ore e mezzo (per esempio, quando in Italia è mezzogiorno, in Iran sono le 14,30). Il rapporto non muta a causa dell’ora legale, poiché la si adotta anche in Iran. Il fuso orario è unico per tutto il Paese.

Istruzione [TOP]
In Iran, la percentuale di popolazione in età superiore ai sei anni da considerarsi alfabetizzata, che nel 1976, cioè prima della Rivoluzione, era pari al 47,5%, è cresciuta rapidamente negli ultimi vent’anni, toccando il 67,8% nel 1986 e il 79,5% nel 1996: il tasso di alfabetizzazione nel decennio successivo al 1986 è stato del 14,3%, mostrando il massimo incremento, ovviamente, nelle aree rurali (qui la percentuale di popolazione alfabetizzata è salita dal 30,5% del 1976 al 69,6% del 1996; nelle aree urbane è stata calcolata nel 1996 all’85,7%).

Dei giovani sino ai 24 anni di età, circa 4,8 milioni, cioè quasi il 25%, sono iscritti alle scuole superiori e nelle Universit à. Le Facoltà più frequentate, secondo i dati relativi all’Anno Accademico 1997/98, sono Ingegneria (19,4%), Medicina (15,7%), Amministrazione e Management (12%), Materie umanistiche (11,2%), Pedagogia (10,1%).

In Iran l’istruzione elementare è obbligatoria per dettato costituzionale, e tutto il corso dell’istruzione è gratuito tranne che nelle scuole private e nelle università. Il ciclo delle Elementari dura cinque anni, seguiti da tre anni di scuola Media e da quattro anni di scuola Secondaria Superiore. I bambini entrano in Prima Elementare a circa sette anni.

Le scuole di istruzione superiore hanno in Iran radici antiche. Si affermarono con forza, infatti, nell’epoca dei Sassanidi (III-VII secolo d.C.), dopo la fondazione di istituti centralizzati nelle città di Riv Ardeshir e Jondi Shahpour nell’anno 241 d.C. Grazie all’importanza attribuita in quei giorni all’istruzione medica, e all’uso delle esperienze scientifiche di Greci, Indiani e Persiani, queste due città divennero ben presto centri di estrema rilevanza e prestigio.

Con l’avvento dell’Islam, a partire dal VII secolo, e soprattutto dal IX, anche altri centri scientifici si espansero e si svilupparono promovendo specializzazioni diverse, nel quadro di un’offerta di istruzione estesa a tutta la popolazione.
Le maktab (“scuole”), le moschee, le cliniche, le farmacie, le università, le scuole di filosofia, le biblioteche e gli osservatori, fiorirono dovunque nel Paese, e in particolare nelle città maggiori: si ricordano per esempio gli Osservatori di Maraagheh, Ologh-beyk, Rob’e Rashidi.

In epoca più recente, nell’era delle conquiste scientifiche e tecnologiche dell’Occidente, il Primo Ministro dei Qajar Amir Kabir fondٍ un’istituzione moderna come la Daar-ol-Fonoun (“Scuola delle Tecniche”). Era l’anno 1948; poco più tardi, mentre molti studiosi effettuavano viaggi di aggiornamento all’estero e insegnanti stranieri venivano chiamati a tenere lezioni in Iran, nuovi centri di istruzione superiore vennero creati nelle città di Tabriz e Urumieh.

Le Università di Teheran, Mashhad, Isfahan e Tabriz entrarono ufficialmente in attività a partire dal 1934. Con l’ istituzione del Ministero delle Scienze e dell’Istruzione Superiore, nel 1967, gli atenei statali e privati e gli altri centri di educazione superiore ricevettero una strutturazione più uniforme.

Nella stessa ottica, subito dopo la Rivoluzione l’Imam Khomeini fondٍ il “Centro della Rivoluzione culturale”, più tardi trasformato nell’Alto Consiglio della Rivoluzione Culturale, che avrebbe svolto un ruolo di tutto rilievo nell’elaborazione delle linee di politica culturale del Paese. Dell’Alto Consiglio, che opera sotto la supervisione del Leader della Rivoluzione ed è presieduto dal Presidente della Repubblica, fanno parte lo Speaker del Majlis (cioè il Presidente del Parlamento), il Capo del Sistema Giudiziario, i Ministri della Cultura e Istruzione Superiore, della Sanità, dell’Istruzione, della Cultura e Guida Islamica, il Capo dell’Ente radiotelevisivo pubblico irib, e numerosi esperti di diversa preparazione scientifica e culturale.

Venne poi fondato il Consiglio per la Ricerca Scientifica, che insieme al Ministro della Cultura e I.S. e a numerosi ricercatori include i responsabili di vari Ministeri con giurisdizione sui settori dell’industria e della produzione, ed è presieduto dal Primo Vice-Presidente della Repub-blica.

Il Consiglio Supremo per la Pianificazione dell’Istruzione Superiore, presieduto dal Ministro della Cultura e I.S., formula i programmi e i regolamenti grazie alla consulenza di docenti universitari e verifica che l’attività scientifica degli atenei si mantenga sempre ai massimi livelli.

I Consigli Superiori per l’Espansione dell’Istruzione Superiore, istituiti presso il Ministero della Cultura e I.S. e presso il Ministero della Sanità, sono incaricati di programmare e supervisionare la diffusione dell’istruzione superiore e l’ espansione delle unità di ricerca.

Le Università e gli altri Istituti di I. S. sono amministrati e gestiti sotto la supervisione, e con il sostegno finanziario, dei Consigli di Amministrazione presieduti dal Ministro della Cultura e I.S., e di cui sono segretari i Rettori di ciascun Ateneo o il Direttore di ciascun Centro di ricerca. Al Consiglio Universitario è affidata la responsabilità di pianificare i programmi di istruzione e ricerca.

In Iran gli istituti di I.S. si classificano in due grandi gruppi, a seconda che siano governativi o non-governativi. In relazione al particolare campo di studi, l’organizzazione e la supervisione generale sono affidate al Ministero della Cultura e I.S. o al Ministero della Sanità, Terapia e Istruzione Sanitaria.

Fra gli Atenei statali, 50 sono affiliati al Ministero della Cultura e I.S., 33 al Ministero della Sanità, mentre altri 53 fanno riferimento a Ministeri diversi. Fra i Centri di ricerca, 23 sono affiliati al Ministero della Cultura e I.S., 6 al Ministero della Sanità.

Nel settore degli atenei e centri governativi, nel 1988 è stata fondata l’Università Payam-e Nour, il cui compito consiste nella diffusione della cultura scientifica tramite programmi di “insegnamento a distanza”, realizzati a favore delle regioni più depresse e degli adulti che desiderino migliorare il proprio grado di istruzione. Attualmente, questa Università conta 130 sedi sparse in tutto il Paese, e vi sono iscritti più di 200mila studenti.

Tutti coloro che intendono iscriversi negli istituti governativi e alcuni di coloro che si candidano per gli istituti non- governativi possono iscriversi ai corsi per il conseguimento del post-diploma, del baccalaureato, del master o del dottorato dopo aver sostenuto un esame di Stato gestito dalla “Organizzazione per la Valutazione del Grado di Istruzione”. Alla fine dei corsi, ci si puٍ laureare in una fra le diverse Facoltà: Agricoltura, Arte, Fondamenti Scientifici, Ingegneria, Discipline Umanistiche, Medicina, Scienze Tecniche e Veterinaria. La selezione di quanti richiedono di iscriversi per conseguire il dottorato di specializzazione (PhD) è gestita direttamente dagli Atenei.

I membri a tempo pieno del Corpo Accademico presso le Università e gli altri istituti di I.S. sono assunti a contratto o su base permanente.

Secondo i dati statistici che si riferiscono all’Anno Accademico 1996/97, il numero totale degli studenti iscritti nelle Università governative raggiungeva in quell’anno le 600mila unità: il 14,72% frequentava corsi post-diploma, il 72,30% corsi per il baccalaureato, il 4,63% corsi di master, il 6,88% corsi per il dottorato in Medicina, l’1,48% corsi per il dottorato di specializzazione. Nello stesso anno, 83.385 studenti hanno conseguito la laurea, e il numero totale dei docenti, sia a tempo pieno sia a tempo parziale, ha raggiunto le 27.650 unità.

Sotto la supervisione del Ministero della Cultura e Istruzione Superiore e del Ministero della Sanità sono state fondate anche Università non-profit e non-governative, che nel complesso sono frequentate da 650-700mila studenti.

Si iscrivono nei diversi Istituti di I.S. dell’Iran alcune centinaia di studenti stranieri, la maggior parte dei quali proviene da Paesi musulmani. Il Ministero mette a loro disposizione corsi di lingua persiana con docenti iraniani. Lo stesso Dicastero gestisce sedi distaccate delle Università iraniane in altri Paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza islamica (oic).

Dal 1987 si svolge ogni anno, in gennaio, il Festival internazionale Kharasmi (dedicato ad Abu Abdollah Mohammad Bin Musa Kharasmi, celebre dotto e chimico vissuto tra il 780 e l’850 d.C.): un comitato di giudici seleziona gli inventori, innovatori e ricercatori di maggiore rilevanza per l’assegnazione di vari premi. Sempre ogni anno, ma nel mese di agosto, si svolgono in Iran le Olimpiadi Scientifiche In-ternazionali per studenti universitari di diverse Facoltà (Teologia e Scienza e Cultura Islamica, Lingua e Letteratura Persiana, Fisica, Chimica, Ingegneria Elettrica e In- gegneria Civile, Matematica) provenienti dai Paesi dell’oic.

Il Ministero della Cultura e I.S. è membro dell’unesco, della twnso (Rete delle Organizzazioni Scientifiche del terzo Mondo), della twas (Accademia delle Scienze del terzo Mondo), del comstech (Comitato Permanente per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica), del comsat (Commissione sulle Scienze e Tecnologie per lo Sviluppo Sostenibile nel Sud), ed è attivo nella cooperazione fra Paesi del Sud del mondo, in particolare con altri Paesi musulmani.

Occupazione [TOP]
Sul totale della popolazione occupata, nel 1996 il 23% lavorava nell’agricoltura, il 30,7% nell’industria e il 44,5% nel terziario e servizi.

Nel 1976, sul totale della popolazione in età superiore ai 10 anni, l’89,82% aveva un lavoro (disoccupazione al 10,17%). Dieci anni dopo, in pieno periodo bellico, la disoccupazione era salita al 14,19%. Nel 1996 si è registrata invece un’inversione di tendenza, essendo il tasso medio di disoccupazione sceso al 9,08%. Negli ultimi anni il concorrere di vari fattori, quali la crisi dei prezzi del greggio sui mercati internazionali, l’embargo imposta all’Iran dagli USA, l’ingresso di masse sempre crescenti di giovani nel mercato del lavoro (circa 800mila nuove unità ogni anno), l’ arrivo di profughi dall’Iraq e dall’Afghanistan, ha di nuovo accentuato le dimensioni del fenomeno.

Alla fine del febbraio 2000 la PBO (Plan and Budget Organization) ha reso infatti noto che il tasso di disoccupazione è stato calcolato al 16,03% sul totale della forza lavoro (percentuale equivalente ad oltre 2,876 milioni di unità). Secondo le cifre indicate nel Terzo Piano Quinquennale di Sviluppo, attualmente risultano occupati in Iran 15,52 milioni di
lavoratori, di cui circa 13 milioni di uomini e circa 2 milioni di donne. Il tasso di occupazione femminile è pari al 20,6%.
E’ disoccupato il 15,1% dei lavoratori in possesso di titolo di studio superiore o universitario.

Il 14 marzo 2000, perٍ, l’Ente Statistico ha fornito cifre diverse a proposito della disoccupazione. Secondo i suoi responsabili, infatti, il relativo tasso è da calcolarsi al 13,5%; la fascia di età che include il più alto numero di disoccupati è quella tra i 20 e i 24 anni; il 90,38% dei disoccupati sono persone con almeno un grado minimo di istruzione, e il 7,59% è costituito da persone con un titolo di studio superiore.

Secondo i programmi del Terzo PQS, stimando un tasso di crescita annuo pari al 6%, entro il 2005 il numero dei disoccupati dovrebbe attestarsi a 2,7 milioni, e il relativo tasso scendere al 12,6%.

La condizione femminile [TOP]
I dati statistici riguardanti la condizione femminile in Iran mostrano alcuni indiscutibili avanzamenti realizzati dopo la Rivoluzione e in particolare nell’ultimo decennio. Occorre tenere presente che tra il 1976 e il 1996 la popolazione femminile iraniana si è accresciuta da 16,4 milioni di unità a 29,5 milioni. Il dato fondamentale da esaminare è probabilmente quello relativo ad alfabetizzazione, gradi di istruzione ed analfabetismo: una crescente alfabetizzazione e l’accesso generalizzato alle scuole di ogni ordine e grado, infatti, mentre costituiscono un indice imprescindibile di giustizia sociale, favoriscono la partecipazione della popolazione alla gestione degli affari del Paese, aumentano la qualità della condizione igienico-sanitaria, e inoltre influenzano fortemente il tasso di espansione demografica.

Prima della Rivoluzione solo il 26% delle donne iraniane sapeva leggere e scrivere. Nel 1986 il dato era salito al 52%; nel 1996 si è raggiunto il 74%, con una crescita del 300% rispetto alla più recente epoca monarchica. Nelle zone rurali l’incremento è stato anche più vistoso: la percentuale di donne alfabetizzate nelle campagne iraniane è passata dallo scandaloso 1,2% del 1976 al 62% del 1996.

Secondo i dati del censimento del 1976, in quell’anno soltanto il 17-18% delle donne studiava nelle Scuole Superiori e nelle Università. Nel 1986 la percentuale aveva già raggiunto il 30%, e in seguito continuava a salire, mentre all’ opposto scendeva la percentuale delle casalinghe: erano il 79% nel 1976, e solo il 65% nel 1996. Il numero delle studentesse laureate si è moltiplicato tra il 1987 e il 1998, fino a superare quota 13.000 (in Medicina), 8.000 (in Materie Umanistiche), 2.000 (in Scienze).

Il tasso di disoccupazione fra le donne iraniane, che aveva registrato un incremento tra il 1976 e il 1986 (dal 16% al 25%), è poi sceso durante il decennio successivo sino a toccare il 13% nel 1996. Per comprendere meglio il dato, occorre tenere presente che nelle aree urbane la disoccupazione femminile era passata dal 6% del 1975 al 29% del 1989, a causa della guerra di difesa dall’invasione irachena che aveva causato la distruzione di molte fabbriche e rallentato fortemente il ritmo di sviluppo industriale; ma dopo il cessate-il-fuoco e l’avvio della ricostruzione, nel 1996 si è avuta una sua diminuzione, pari al 13%. Nelle città le donne lavorano essenzialmente nel settore dei servizi; nel 1996 il 46% delle donne lavoratrici erano impiegate appunto in questo settore, mentre la stessa percentuale nell’industria manifatturiera e pesante era pari al 34,5. Nelle aree rurali, meno danneggiate dagli eventi bellici, la disoccupazione femminile ha sempre continuato a scendere, dal 22% del 1975 al 21% del 1986, e nel 1996 si è attestata attorno al 14% (in genere, nei villaggi delle campagne le donne lavorano nell’agricoltura, nell’artigianato e non di rado anche nella produzione industriale; nel 1996 il 17% delle donne lavoratrici erano impiegate nell’agricoltura).

La situazione più recente indica chiaramente il progressivo innalzarsi della qualità del lavoro femminile in Iran: se nel 1976 solo il 15% delle donne lavoravano a livello specialistico, nel 1996 la percentuale è salita al 28%, e nello stesso anno solo il 4% delle donne lavoratrici era occupata come manodopera di basso livello nei servizi. In particolare, è aumentata la percentuale delle donne lavoratrici alfabetizzate, che nel 1996 ha superato quella dei lavoratori alfabetizzati dell’1,5%.

Per quanto riguarda la situazione sanitaria, la durata media della vita delle donne è sempre più breve, in Iran, rispetto a quella degli uomini, ma ha comunque registrato un allungamento negli anni recenti: 60 anni nel 1986, 68 anni nel 1996, grazie all’espansione dei servizi sanitari, allo sviluppo dei centri medici ed alla loro diffusione sul territorio. Nelle aree urbane, l’aspettativa media di vita delle donne è salita dai 65 anni del 1986 ai 70 del 1996; da 56 ai 68 anni nelle campagne.

Il tasso dei matrimoni ha mostrato un incremento durante il decennio 1986-1996: nel 1986 si sposavano 7 persone su mille, nel 1996 8 su mille. Il tasso dei divorzi ha subito dapprima un aumento rispetto all’8% del 1976 (toccando il 10% nel 1986, forse a causa della guerra), poi una diminuzione, sino al 6% nel 1993.

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